Prima di firmare

Come scegliere la copertura di un capannone: peso, resistenza al fuoco, isolamento e fotovoltaico

Marco Chiorboli · · 9 min di lettura

Quando si progetta un capannone industriale, la copertura è una delle voci su cui si decide più in fretta. Si guardano due o tre preventivi, si sceglie quello che sta nel budget, e si passa oltre. È comprensibile: sembra la parte più semplice, un tetto è un tetto.

Non è così, e il motivo è che la copertura non condiziona solo se stessa. Condiziona le fondazioni, l’isolamento, la luce che entra, la possibilità di installare i pannelli fotovoltaici, e la manutenzione che ti porti dietro per tutta la vita dell’edificio.

Qui metto in fila le quattro tipologie che si incontrano più spesso, con quello che serve sapere per scegliere: com’è fatta ognuna, quanto pesa, quanti minuti di resistenza al fuoco raggiunge, come si coibenta, come si comporta con la luce e con il fotovoltaico, quanto costa.

La copertura con travi ad Y

È una delle più comuni e delle più pratiche, e prende il nome dalla forma: due sezioni inclinate verso l’esterno che, incontrandosi, formano il canale per lo scorrimento delle acque.

Le luci di questa trave possono andare anche oltre i 30 metri. La resistenza al fuoco arriva fino a 120 minuti.

A questo punto vale la pena chiarire cos’è la resistenza al fuoco, perché è un numero che si legge su tutte le schede tecniche e non sempre si sa cosa voglia dire. La resistenza al fuoco di un elemento è la misura della sua capacità di mantenere le sue funzioni strutturali e le sue prestazioni durante un incendio, per un periodo di tempo specifico. Si determina attraverso test standardizzati e classificazioni definite da normative tecniche. Il numero — 120, per esempio — rappresenta i minuti durante i quali quell’elemento costruttivo, che sia una copertura, una trave o un muro, è in grado di mantenere le sue proprietà in caso di incendio.

Come si isola e si impermeabilizza una copertura ad Y. Fra le travi, nella parte superiore, vengono fissate le lastre di copertura: possono essere per esempio lastre curve in alluzink o in alluminio. Nella parte sottostante si inserisce il controsoffitto, solitamente in lastre grecate piane. Nello spazio che rimane fra la lastra di copertura e quella di controsoffitto va l’isolante. È così che questa copertura diventa isolata.

La forma facilita l’installazione delle aperture, che possono essere di tipo shed ma anche lucernari zenitali — e nella pratica, per la maggiore, si usano i lucernari zenitali, fissi o apribili a seconda delle esigenze.

Sul piano strutturale la forma a Y dà stabilità e una buona capacità di scarico dell’acqua piovana. Il peso è contenuto: è una struttura leggera, e questo parametro influisce positivamente sulle opere di fondazione, con un beneficio economico su quella parte del computo.

L’estetica è molto semplice, quella tipica degli edifici industriali senza particolari esigenze di design. E il costo è fra i più economici presenti sul mercato.

Il mio consiglio: se hai bisogno di una copertura semplice, leggera ed economica, questa è la scelta ideale.

La copertura alare, o a onda

È la soluzione per chi cerca robustezza e versatilità con un aspetto più moderno.

È costituita da travi in cemento armato precompresso, di larghezza intorno a 1,25 metri, con una forma che potremmo definire ondulata. Anche qui la forma crea un canale per lo scorrimento delle acque meteoriche, un po’ come nelle travi ad Y, ma con dimensioni maggiori. Le luci arrivano oltre i 30 metri, a seconda del produttore. La resistenza al fuoco può arrivare fino a 180 minuti.

La coibentazione funziona in modo diverso dalla Y. Fra le travi alari, nella parte superiore, vengono fissate le lastre di copertura, che possono essere coppelle sandwich oppure coppelle in cemento armato, poi rivestite con un’idonea lastra metallica. La coibentazione va posata nel canale della trave alare, e sopra vengono realizzate le membrane impermeabili.

Anche in questa copertura si possono installare aperture di tipo shed o lucernari zenitali. Il top di questa tipologia, secondo me, è proprio l’uso dei lucernari a shed: danno un’ottima luminosità senza abbagliare chi lavora all’interno dell’edificio, e una buona aerazione.

La forma alare e la dimensione delle travi conferiscono un’ottima stabilità e una capacità di scarico dell’acqua piovana superiore a quella delle travi ad Y.

Il rovescio della medaglia è il peso: è una struttura molto più pesante rispetto alla copertura ad Y, e questo grava sull’apparato fondazionale. I plinti saranno di dimensioni maggiori e, di conseguenza, con un costo maggiore.

L’estetica è moderna, e soprattutto con gli shed dà una sensazione di spazio e di ariosità.

C’è poi il punto del fotovoltaico, che per molti progetti è quello decisivo. Questa copertura è perfetta per l’installazione dei pannelli, soprattutto se la schiena dello shed è orientata a sud: in quel caso l’inclinazione giusta ce l’hai già, senza bisogno di strutture aggiuntive, e quindi con un risparmio economico.

Il costo è fra i più alti, proprio per via delle prestazioni migliori che offre.

Il mio consiglio: se stai pianificando di installare pannelli fotovoltaici e vuoi un ambiente luminoso senza troppa luce diretta, questa è la scelta ideale.

La copertura con tegoli TT

La terza soluzione è quella con tegoli TT — o DT — e può essere piana oppure a due pendenze. È estremamente versatile.

Nella versione piana consiste in elementi in calcestruzzo armato precompresso di forma TT, di larghezza variabile in base al produttore, poggianti su travi anch’esse in calcestruzzo armato precompresso. Le luci arrivano anche a 30 metri, sempre in base al produttore.

Per la versione in pendenza ci sono due alternative. La prima: usare i tegoli TT con una trave detta a due pendenze, per arrivare a pendenze intorno al 10%. La seconda: appoggiare i tegoli a una trave detta boomerang, che consente di raggiungere pendenze anche fino al 30% — questa soluzione si usa di solito per gli edifici agricoli.

La resistenza al fuoco arriva fino a 180 minuti per la soluzione piana e 120 per la doppia pendenza.

Sulla coibentazione: su tutta la superficie dei tegoli TT va posato il pacchetto coibente, quindi l’isolamento termico adeguato alla normativa, e lo strato impermeabile mediante l’applicazione di idonee membrane. In alcuni casi, in base alla luce e ai carichi che la copertura dovrà sostenere, dopo la posa dei tegoli e prima del pacchetto di isolamento va realizzata una cappa collaborante in calcestruzzo gettata in opera.

Nelle coperture a due pendenze, dopo l’isolante e le membrane impermeabili, si posa solitamente un manto di copertura che può essere in coppi, tegole o lamiere, in base alle necessità e anche alle prescrizioni degli enti — soprattutto in ambito rurale, dove ci sono richieste ben precise.

Il punto di forza di questa tipologia è la versatilità nell’uso dello spazio. Le coperture piane permettono di creare terrazze, di installare macchinari e impianti in copertura evitando di occupare spazio a terra, e di realizzare un tetto verde, che migliora l’efficienza energetica e l’estetica dell’edificio.

Il peso è quello di una struttura fra le più pesanti, perché è completamente in calcestruzzo. Come per l’alare, questo grava inevitabilmente anche sull’apparato fondazionale, e i plinti saranno più impattanti.

L’estetica è neutra e si adatta a diverse applicazioni, ma per ottenere un aspetto gradevole bisogna pensare a controsoffitti o all’uso dei colori.

Per il fotovoltaico questa copertura è ottima, soprattutto nella versione piana, perché non ci sono vincoli di orientamento. Va però messo in conto che serviranno delle strutture per inclinare i pannelli, quindi un costo aggiuntivo rispetto a un impianto posato su uno shed.

Due difetti vanno detti chiaramente. Il primo: le coperture piane richiedono un’attenzione particolare per mantenere efficace l’impermeabilizzazione nel tempo. Il secondo: i carichi neve. In zone fredde possono richiedere strutture di supporto più robuste.

Il costo è intermedio, e dipende molto dai carichi e dalle luci.

Il mio consiglio: è la copertura giusta se hai bisogno di sfruttare lo spazio sopra per macchinari, se vuoi creare una terrazza o un giardino pensile, o se devi installare un fotovoltaico su un edificio il cui orientamento non è quello adeguato.

La copertura in legno

È una scelta meno comune sui capannoni prefabbricati, ma in certi contesti è interessante.

Si usa soprattutto quando l’estetica e la sostenibilità sono le priorità. Il legno offre un aspetto naturale che si adatta bene a contesti specifici: strutture agricole, o edifici che devono integrarsi per esempio in un ambiente verde.

I pregi sono due: l’estetica naturale, che si presta a progetti che puntano sull’ecologia, e il buon isolamento termico, perché il legno ha proprietà isolanti sue.

I difetti sono altrettanto chiari. Il primo è il costo, insieme alla manutenzione: richiede un investimento iniziale maggiore e una manutenzione periodica per evitare i problemi legati all’umidità e agli insetti. Il secondo è la resistenza al fuoco, inferiore rispetto a materiali come il cemento: per avere una resistenza adeguata bisogna aumentare le sezioni del legno, cioè le dimensioni delle travi, e questo fa aumentare ancora i costi.

Il mio consiglio: se l’aspetto estetico e l’impatto ambientale sono le priorità del progetto, la copertura in legno può fare al caso tuo. Assicurati però di prevedere la manutenzione necessaria.

Come si sceglie, alla fine

Rimessi in fila, i criteri che decidono davvero sono quattro.

La resistenza al fuoco. Ogni copertura ha caratteristiche diverse, ed è essenziale considerare le normative antincendio del proprio specifico settore. Non è un numero che scegli in base al gusto o al budget: è un requisito, e il primo filtro sulle opzioni disponibili.

L’isolamento termico. La copertura va scelta anche in base all’isolamento richiesto, e quello dipende da cosa ci fai dentro. Un magazzino senza presenza di personale può anche evitare il taglio termico. Per una struttura con attività produttive l’isolamento è fondamentale.

I pesi e le fondazioni. Le diverse coperture hanno pesi variabili, e questo influisce sulle dimensioni delle fondazioni: una copertura pesante richiederà fondazioni più robuste, e quindi più costose. È il motivo per cui due preventivi vanno confrontati sulla somma copertura più fondazioni, non sulla sola copertura.

Il fotovoltaico. Le coperture piane vanno bene con qualsiasi orientamento dei pannelli; quelle a onda sono perfette se orientate a sud. È una decisione da prendere adesso, non a struttura montata.

Scegliere la copertura giusta per un capannone non è solo una decisione tecnica: è un passo che incide sulla sicurezza e sull’efficienza dell’edificio per tutti gli anni in cui ci lavorerai dentro. Con questi elementi hai gli strumenti per valutare pro e contro delle diverse opzioni e per fare al tuo progettista le domande giuste, che è poi il modo migliore per costruire senza sgradite sorprese.