Prima di firmare

Chi fa il computo metrico: tu o le imprese?

Marco Chiorboli · · 9 min di lettura

Doppia rete elettrosaldata stesa prima del getto del pavimento di un capannone industriale

Devi far costruire, e hai deciso di chiedere il preventivo a tre o quattro imprese. Prima ancora di chiamarle c’è una decisione da prendere, e di solito non ci si pensa: chi lo scrive, il computo metrico.

Puoi darlo uguale a tutte, fatto da te o dal tuo progettista. Oppure puoi dare solo il progetto, e lasciare che ognuna faccia il suo. Sono due metodi diversi, esistono tutti e due, si usano tutti e due — e a me è capitato di lavorare in entrambi i modi.

Se ti è più comodo guardarlo, il video è qui sopra: dico le stesse cose, con gli esempi.

Non ti dico quale è il migliore, perché non ce l’ho una risposta secca. Ti dico una cosa che conta di più: cambia chi si prende la responsabilità delle voci che mancano. E le voci che mancano sono quasi sempre il motivo per cui il conto finale non somiglia al preventivo.

Faccio computi metrici da più di trent’anni, ne ho fatti più di cinquemila. Vediamo i due metodi come li vedo io, da questo lato del tavolo.

Primo metodo: dai il progetto, e ogni impresa fa il suo computo

Scegli due, tre, quattro imprese, e a ognuna dai il disegno di quello che tu o il tuo progettista avete in testa. Un progetto completo, ovviamente. Poi ogni impresa mette in campo le sue capacità: fa le sue analisi, tira fuori la sua soluzione tecnica, stila il suo computo metrico. Ognuno ci mette del suo.

Il vantaggio è che vedi chi hai davanti. Non confronti solo dei numeri: confronti quello che ognuno ti ha portato. Le soluzioni costruttive, i consigli, i suggerimenti, le cose che uno ha visto e l’altro no. E allora l’impresa la puoi scegliere anche per la competenza, non solo per il prezzo.

Il rovescio della medaglia è che devi saperlo leggere. Se non sei del mestiere, fai fatica a capire chi ha fatto le cose fatte bene e chi le ha fatte meglio. Se quel computo è completo, se manca qualcosa, se c’è tutto.

E ti dico anche una cosa dal nostro lato, dal lato dell’impresa: questo metodo per noi è un impegno molto maggiore. Dobbiamo interpellare degli ingegneri per fare i calcoli — delle fondazioni, per esempio, o di altre strutture. Si parte da zero e si fa tutto: il computo e la progettazione esecutiva. Richiede molto più tempo di preventivazione.

C’è poi un aspetto che secondo me pesa più di tutti, e lo dico adesso perché ci torno dopo: se il computo lo scrive l’impresa, su quel computo si prende anche la responsabilità di averlo scritto lei. Dopo, a lavori iniziati, ha molta più difficoltà a venirti a dire “eh, ma qui mancava questo” — perché l’ha scritto lei.

Secondo metodo: un computo solo, uguale per tutte

Qui il computo lo redige qualcuno, ad esempio il progettista, e poi lo si dà a tre, quattro, cinque imprese. Ognuna lo compila, mette i suoi prezzi a fianco delle voci, e arriva a un totale.

Il vantaggio è che confrontare diventa facile. La base di partenza è uguale per tutti, stanno tutti misurando la stessa cosa. E anche per noi imprese è più veloce, perché il computo c’è già e si tratta di metterci i prezzi.

Il rovescio della medaglia è doppio, e il secondo è quello a cui devi stare più attento.

Il primo: non riesci a capire quali imprese hanno davvero le capacità e quali no. Chi ti saprebbe dare un suggerimento, chi ti porterebbe un’idea. Non l’hai chiesto, e soprattutto non gli hai lasciato lo spazio per portartela.

Il secondo: se quel computo non è fatto bene — se manca qualche voce, o se una voce è scritta in maniera incompleta — le sorprese arrivano in fase esecutiva. E arrivano a lavori iniziati, che è il momento peggiore per scoprirle.

Perché una voce che manca diventa un costo in più

Il meccanismo è semplice, e conviene conoscerlo perché è quello che fa la differenza fra il preventivo e il conto finale.

Un’impresa, pur di portare a casa il lavoro, se vede che una voce non è completa può fare la quotazione migliore. Perché sa già che poi, in fase esecutiva, ha la possibilità di recuperare qualcosa proprio su quella voce che manca. Il preventivo esce basso, il lavoro se lo aggiudica, e il conto vero arriva alla fine.

Getto del pavimento industriale con autopompa dentro il capannone
Rete, telo, spessore del getto: sotto un pavimento industriale ci sono voci che dopo non si vedono più. Se non sono scritte nel computo, si discutono in cantiere.

Il computo metrico è la lista degli ingredienti. Se sulla lista il lievito non c’è, la torta la fai lo stesso — ma il lievito lo compri dopo, di corsa, e al prezzo del negozio sotto casa.

E qui mettiamo in chiaro due cose che diamo per scontate, ma è meglio dirle: quello che c’è scritto nella voce va fatto, e quello che non c’è scritto non è compreso. Se poi fai fare un lavoro nuovo, che non era previsto, quello ovviamente si paga.

Le tre domande da fare all’impresa prima di firmare

Questa secondo me è una delle cose più importanti in assoluto, e vale con tutti e due i metodi.

Non fermarti al foglio. Convoca le imprese, sedetevi, e cerca di capire bene cosa hanno compreso e cosa non hanno compreso. Fagli delle domande. Ce ne sono tre che, secondo me, vanno fatte sempre:

  • “Secondo te, cosa manca?”
  • “È tutto esaustivo, oppure può mancare qualcosa?”
  • “C’è qualcosa che devo prevedere e che tu non hai previsto?”

Sembrano domande banali. Non lo sono, e ti spiego perché.

Servono soprattutto a chi non è del mestiere, perché rovesciano la situazione. Se tu fai quella domanda e l’impresa ti risponde che è tutto a posto, che non manca niente — allora dopo, durante i lavori, non ti può saltare fuori a chiedere cose che non erano indicate.

Gliel’hai chiesto. Ha risposto. Il punto è fissato.

Svista o furbizia? Non sono la stessa cosa

Adesso però voglio essere onesto, perché non voglio farti passare l’idea che chi ti chiede qualcosa in più sia per forza in malafede.

Una svista può sempre capitare. Capita a tutti, capita anche a noi. Un computo, a volte, su lavori complessi ha tantissime voci: può sfuggirne qualcuna. Perché non ci hai pensato, perché le voci sono tante, perché magari il disegno era un po’ scarso. Non l’hai previsto. Capita, purtroppo.

Quello è un conto.

Se invece uno lo fa deliberatamente — per uscire con un prezzo basso, prendere il lavoro e poi recuperare durante le fasi di lavoro — ecco, quello secondo me è un po’ meno corretto.

La differenza fra le due cose non la vedi guardando il preventivo. La vedi guardando in faccia chi te l’ha portato, e facendogli quelle tre domande.

Come lavoro io: le note a fianco alle voci

Ti racconto come mi comporto io, perché è la stessa cosa vista dall’altro lato: sono le risposte a quelle domande, date prima che me le facciano.

Quando mi arriva un computo metrico da compilare, io a fianco alle voci ci metto delle note. È un’abitudine che ho preso da tempo. Nelle note scrivo cosa è compreso e cosa non è compreso, dove secondo me c’è una lacuna, e cosa ho previsto esattamente.

Tre esempi veri, di quelli che capitano tutti i giorni.

Mi scrivono “un pozzetto”. Solo così. Ma non mi dicono se è un pozzetto normale o un pozzetto rinforzato — e sono due cose diverse, con due prezzi diversi. Allora io vado a specificare quale ho previsto.

Oppure c’è un chiusino in ghisa — il coperchio del pozzetto. Anche lì vado a scrivere se ho previsto un C250 o un D400.

Oppure c’è uno scavo, e non c’è scritto dove va portato il terreno. Io scrivo se l’ho previsto accumulato in loco oppure portato in discarica. Perché cambia parecchio.

Ogni tanto qualche progettista mi dice: “ma perché mi metti tutte queste note? Gli altri non me ne hanno messa nessuna.”

Io preferisco metterle lo stesso, e poi cerco di spiegarle durante l’incontro. Perché ritengo che quelle siano lacune vere, cose che vanno specificate nell’offerta per evitare sorprese dopo. Sorprese per me, ma soprattutto sorprese per il cliente.

E vale in tutte e due le direzioni: io indico quello che c’è e quello che manca. È correttezza verso tutti.

Tieni da parte una percentuale per gli imprevisti

Qualunque metodo tu abbia scelto, questa va fatta sempre.

Non sto dicendo che la percentuale la debba mettere l’impresa dentro al preventivo. Dico che tu, o il tuo progettista, dovete tenervene da parte una buona.

Perché le sviste capitano, i disegni a volte sono scarsi, e in cantiere salta fuori qualcosa. Se te la sei tenuta, è un fastidio. Se non te la sei tenuta, diventa un problema.

Quindi qual è il metodo migliore?

È difficile da dire, e non ti do una risposta secca perché non ce l’ho.

Sono due strade. Una ti fa vedere il valore delle imprese, ma è più difficile da leggere. L’altra è facile da confrontare, ma nasconde il rischio delle lacune.

Quello che conta davvero, in tutti e due i casi, sono tre cose: la fiducia nell’impresa, qualcuno di competente che ti verifica le carte, e quelle domande fatte guardando l’impresa negli occhi prima di firmare.

In due righe: chi fa il computo metrico

Se lo scrive l’impresa, si prende la responsabilità di quello che ha scritto, ma confrontare diventa più difficile. Se lo scrivi tu e lo dai uguale a tutti, confronti bene — però le lacune del computo diventano le tue sorprese in cantiere.

Tre domande veloci

Chi deve fare il computo metrico, il committente o l’impresa?

Lo possono fare tutti e due, e cambia quello che ti porti a casa. Se lo fai fare tu e lo dai uguale a tutte, confronti le offerte facilmente. Se lo lasci fare a ognuna, vedi come ragionano — e chi lo scrive si prende la responsabilità di quello che ha scritto.

Cosa succede se nel computo manca una voce?

Quel lavoro si paga lo stesso, e si paga dopo: a cantiere aperto, quando non hai più tre preventivi da confrontare. La regola è semplice: quello che c’è scritto nella voce va fatto, quello che non c’è scritto non è compreso.

Come faccio a capire se un’impresa ha previsto tutto?

Glielo chiedi, seduti a un tavolo, prima di firmare: cosa manca, è tutto esaustivo, c’è qualcosa che devo prevedere e che tu non hai previsto. Se ti risponde che non manca niente, dopo non te lo può venire a chiedere.

La checklist delle voci che spariscono

Due facciate: gli undici documenti da avere prima di chiedere i preventivi, le ventuno voci che mancano più spesso — ordinate come si costruisce — e i quattro controlli per capire se un computo è leggibile.

Dimmi dove mandartela e te la mando subito.

Raccontami cosa devi costruire

Mandami due righe, o il disegno se ce l’hai. Ti dico cosa ne penso. Se serve un preventivo vero lo facciamo. Se non siamo l’impresa giusta per te, te lo dico.