Hai davanti un computo metrico di quaranta pagine. Non sei del mestiere e non hai nessuna intenzione di diventarlo. La domanda che ti fai, giustamente, è: come faccio a capire se questo documento è fatto bene?
La risposta è che non ti serve saperlo leggere tutto. Ti servono quattro controlli, e li può fare chiunque in mezz’ora.
Faccio computi metrici da più di trent’anni, ne ho fatti oltre cinquemila, e questi sono i quattro che faccio io per primo quando mi arriva il computo di qualcun altro.
Perché un computo grossolano non è quasi mai una truffa
Prima di guardare i quattro controlli conviene capire da dove nasce il problema, altrimenti si cerca la cosa sbagliata.
Un computo fatto in modo sommario non nasce quasi mai dalla malafede. Nasce da un progetto incompleto. Se chi ha fatto il computo non aveva il piano quotato, la relazione geologica o il progetto degli impianti, non poteva metterci dentro quelle voci: non le conosceva. Ha scritto quello che sapeva, e il resto è rimasto fuori.
Il guaio è che tu quel documento lo usi per decidere. E quello che non c’è scritto lo pagherai comunque, solo dopo, quando il cantiere è già aperto e cambiare impresa costa più che pagare.
Può succedere che manchi una voce, certo. L’importante è che non manchi una categoria intera.
Le voci del computo hanno un’unità di misura vera? (primo controllo)
Scorri la colonna delle unità di misura. Devi vedere metri quadri, metri cubi, metri lineari, chilogrammi, numero di pezzi.
Quando invece trovi «a corpo» ripetuto riga dopo riga, fermati. Non è vietato — su alcune lavorazioni è perfino la scelta giusta — ma «a corpo» significa che quella cifra non è stata calcolata: è stata stimata. E una stima si può sbagliare in silenzio.
La domanda da fare è semplice: questa voce a corpo, su che quantità l’hai basata? Se la risposta arriva con un numero, va bene. Se la risposta è «più o meno così», hai trovato il primo punto debole.
C’è scritto «compreso» senza dire cosa comprende? (secondo controllo)
È la parola che segnalo sempre per prima, e la trovo dappertutto.
«Compreso accantieramento». «Compresi oneri di sicurezza». «Compreso ogni onere per dare il lavoro finito a regola d’arte». Sono formule che sembrano generose e invece spostano il rischio dalla parte di chi legge: se non c’è scritto cosa comprende, in cantiere comprenderà quello che fa comodo.
Un accantieramento vero ha dentro recinzioni, baracche, allacci provvisori di acqua e corrente, e resta lì per tutta la durata del lavoro. Se il cantiere dura otto mesi invece di quattro, quel costo raddoppia. È una voce che vale decine di migliaia di euro e viene liquidata in due parole più spesso di quanto immagini.
Le voci combaciano col progetto che hai in mano? (terzo controllo)
Questo è il controllo che scopre più cose, e non richiede nessuna competenza tecnica: serve solo pazienza.
Prendi il disegno e prendi il computo, e verifica che quello che vedi disegnato compaia anche nell’elenco. Ci sono tre pensiline nel disegno? Devono esserci tre pensiline nel computo. Il capannone è alto undici metri sotto trave? Allora il ponteggio e i mezzi di sollevamento devono essere dimensionati per undici metri, non per sette.
Il computo metrico è il libro degli ingredienti della torta. Se nella foto della torta ci sono le mandorle e nella lista degli ingredienti le mandorle non compaiono, non è che verranno regalate.
Quello che nel computo non c’è (quarto controllo)
È il controllo più difficile, perché nessuno riesce a notare l’assenza di una cosa a cui non ha mai pensato. Per questo conviene avere una lista davanti invece di andare a memoria.
Le voci che spariscono più spesso non sono quelle vistose: sono quelle che stanno prima e dopo il capannone. Lo spostamento di una linea elettrica o telefonica che passa sul lotto. I pozzetti di allaccio, se nel terreno non ci sono. La verifica bellica e quella archeologica, previste dalla legge e quasi mai messe a preventivo. Le analisi chimiche del terreno, che sono formalmente a carico dell’impresa ma che se si fanno dopo la firma possono far comparire uno smaltimento in discarica che nessuno aveva contato.
E il piano quotato: pensavi di togliere dieci centimetri di terreno, ne servono cinquanta, e il conto è un altro.
La checklist delle voci che spariscono
Due facciate: gli undici documenti da avere prima di chiedere i preventivi, le ventuno voci che mancano più spesso — ordinate come si costruisce — e i quattro controlli di questo articolo in forma di elenco da spuntare.
Dimmi dove mandartela e te la mando subito.
E se il computo non l’ha fatto l’impresa, ma il progettista?
Succede spesso, ed è una buona pratica: il committente fa preparare il computo dal proprio tecnico e lo manda a più imprese, così i preventivi diventano confrontabili davvero.
Anche in quel caso i quattro controlli valgono. E quando su un computo di questo tipo troviamo qualcosa che non torna, noi lo annotiamo e lo restituiamo a chi l’ha scritto, invece di tenercelo buono per una riserva a lavori iniziati. Non è generosità: è che un lavoro partito su un documento sbagliato diventa un problema di tutti, anche nostro.
In due righe: come si capisce se un computo è fatto bene
Un computo grossolano non ti frega alla firma: ti frega sei mesi dopo, quando le voci che mancavano tornano una alla volta e tu non hai più alternative. Quattro controlli — unità di misura vere, «compreso» spiegato, corrispondenza col disegno, e una lista di quello che manca — bastano a capire con chi hai a che fare, anche senza essere del mestiere.
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