Ti sono arrivati tre preventivi per lo stesso capannone. Uno costa il venti per cento meno degli altri due. La domanda che ti fai è: perché?
La risposta quasi mai è «perché quell’impresa è più brava». Quasi sempre è: perché dentro c’è meno roba.
Faccio computi metrici da più di trent’anni. L’ho imparato da mio padre e ne ho fatti più di cinquemila. In questo articolo ti spiego come si legge un preventivo edile: non per diventare un tecnico, ma per sapere quali domande fare.
Un preventivo edile si può fare in due modi
Il primo modo è mettere dentro tutto quello che serve per finire il lavoro.
Il secondo è mettere dentro il minimo che serve per vincere.
Non è quasi mai una truffa. È che il secondo modo funziona: se tu confronti tre numeri e scegli il più basso, chi mette dentro tutto perde. E dopo un po’ impara.
È come comprare un telefono in offerta e scoprire che la batteria si paga a parte. Il prezzo esposto era vero. Il prezzo per usarlo, no.
Il conto vero di un capannone non lo vedi alla firma
Lo vedi a cantiere aperto, quando le voci che mancavano tornano una alla volta.
E a quel punto sei in una posizione diversa. Prima della firma avevi tre imprese fra cui scegliere. Adesso ne hai una, ed è già dentro con i mezzi. Cambiare costa più che pagare.
Questo è il motivo per cui dico sempre la stessa cosa: il preventivo più basso è quasi sempre il più caro. Non perché qualcuno voglia fregarti, ma per come è fatto il meccanismo.
Le sei domande da fare sul preventivo, prima di guardare il totale
Quando ti arriva un preventivo, la prima cosa da non fare è guardare l’ultima riga. Guarda queste sei cose, nell’ordine.
1. C’è un computo dietro, o solo un prezzo?
Un preventivo di una pagina con scritto «fornitura e posa in opera di capannone industriale — € 480.000» non è un preventivo. È un numero.
Dietro ci deve essere un computo metrico: l’elenco delle lavorazioni, ognuna con la sua quantità e il suo prezzo. Senza quello non puoi confrontare niente, perché non sai cosa stai confrontando.
2. Le quantità combaciano col progetto?
Se il progetto dice 3.000 metri quadri di pavimento e il computo ne conta 2.400, quei 600 li pagherai dopo.
Non serve che ricontrolli tutto: prendi le tre o quattro voci più grosse — pavimento, struttura, copertura, piazzali — e verifica che i numeri siano quelli del disegno.
3. Attenzione a chi scrive «compreso» senza dire cosa comprende
«Compresi oneri di cantiere». «Compresa assistenza muraria». «Compreso quanto necessario a dare l’opera finita a regola d’arte».
Queste frasi non vogliono dire niente finché non c’è scritto cosa c’è dentro. E in cantiere «quanto necessario» diventa quello che aveva in testa chi ha scritto, non quello che avevi in testa tu.
4. Cosa manca, non cosa c’è
Questa è la parte difficile, perché una voce assente non si vede.
Le voci che spariscono più spesso sono sempre le stesse: l’accantieramento, lo smaltimento delle terre di scavo, l’allaccio ai sottoservizi, le opere provvisionali, la sicurezza, i piazzali, le finiture degli uffici, le imbotti e i bancali dei serramenti.
Nessuna di queste è facoltativa. Se non è nel preventivo, la pagherai lo stesso — solo dopo, e senza confronto.
5. Chi ti risponde in cantiere è chi ha fatto il prezzo?
Domanda semplice e rivelatrice. Se il preventivo l’ha fatto un commerciale che poi sparisce, in cantiere ti troverai a spiegare tutto da capo a qualcun altro.
6. E il progetto, è completo?
Questa è la domanda che ribalta tutte le altre, e quasi nessuno se la fa.
Un preventivo può essere completo solo se lo è il progetto. Se mancano l’analisi del terreno, il piano quotato, il progetto degli impianti o il piano di sicurezza, quelle voci non le può prevedere nessuno — né io né un’altra impresa.
Non è un problema di chi progetta. È che quelle verifiche costano poco prima e moltissimo dopo.
Cosa faccio io quando mi arriva un computo di qualcun altro
Capita spesso: il computo lo ha fatto il progettista, e noi dobbiamo solo fare il prezzo.
Lo leggiamo tutto. Dove troviamo qualcosa che non torna — una quantità, una voce mancante, una descrizione ambigua — lo annotiamo e lo restituiamo prima di consegnare l’offerta.
Non è generosità: è che preferisco chiarire prima, invece di discutere a lavori iniziati. Un margine di errore c’è sempre. Quello che non ci deve essere è una voce lasciata fuori apposta.
In due righe: come si legge un preventivo edile
Non devi imparare a fare i computi. Devi solo smettere di confrontare i totali e cominciare a confrontare i contenuti.
Se hai tre preventivi sul tavolo e non sai da che parte cominciare, mandameli: ti dico cosa ne penso. Se poi non siamo l’impresa giusta per te, te lo dico lo stesso.
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Mandami due righe, o il disegno se ce l’hai. Ti dico cosa ne penso. Se serve un preventivo vero lo facciamo. Se non siamo l’impresa giusta per te, te lo dico.